Ascolto

L’atto di ascoltare implica la concentrazione e la volontà di comprendere ciò che viene sentito. Aspetto centrale del percorso terapeutico: consente di riconoscere.

In terapia si ascolta tutto: sensazioni, emozioni, dubbi, esitazioni, fantasie, sogni, espressioni, movimenti del corpo.

Lo spazio della terapia si offre come il palcoscenico a tutte le parti della persona, sia quelle abituate a stare al centro dell’attenzione, sia quelle che solitamente rimangono dietro le quinte, in silenzio.

In terapia si sperimenta cosa significa essere ascoltati e, soprattutto, si impara a rivolgere l’ascolto verso di sé e a riconoscere le varie parti che abitano il nostro Io.

Accoglienza

L’accoglienza è un processo attraverso il quale ciò che è estraneo diventa familiare e ciò che è stato esiliato ritrova cittadinanza.

  • L’accoglienza richiede fiducia nel fatto che i confini reciproci vengano preservati. L’obiettivo non è la con-fusione, ma la convivenza.
  • Comporta la costituzione di una relazione caratterizzata da vicinanza, affetto e compassione.
  • Mira all’accordo. Due strumenti diversi, se accordati sulla stessa nota, possono suonare insieme in piena armonia.

La terapia si offre come luogo di confronto e dialogo tra le diverse parti che abitano il nostro Io.

In terapia si impara ad accogliere le proprie contraddizioni e si sperimenta la possibilità di esistere per intero.

Riscoperta

La psicoterapia è una forma di insubordinazione.

La storia umana si è sempre contraddistinta per una forte spinta competitiva tra gruppi per l’acquisizione di risorse. I sistemi basati sulla competizione tendenzialmente si preoccupano che chi li abita sia ben educato a competere, così da non rischiare di cedere il passo ad un gruppo più attrezzato.

La natura umana però non è esclusivamente competitiva e la spinta collaborativa, fortemente associata alla dimensione affettiva, deve essere veicolata in modo da non risultare svantaggiosa nel confronto con un gruppo esterno.

In altri termini: come posso vincere sull’altro, se lo ascolto, se lo accolgo, se mi ci affeziono, se partecipo al suo dolore e se magari sento di amarlo?

Come posso vincere sull’altro se inizio ad ascoltarmi, se accolgo ogni parte di me, se mi affeziono alle parti più fragili, se sento il dolore di rinunciare alle relazioni autentiche e se mi permetto di preferire la spinta affiliativa alla spinta competitiva?

In terapia si riscopre ciò a cui si è dovuto rinunciare per vivere in questo mondo.

La scelta successiva però rimane sempre profondamente personale: voglio continuare a farne a meno, oppure no?

Torna in alto